AMA, Associazione Musicale Alberobellese
L’intervista inizia con Vito Piepoli che legge un documento su cui sono riportate esattamente queste parole: “Dedicato al mio padrino e alla mia madrina Francesco e Pamela Nardone,
Felicità, Valzer Rondo di Carlo Francesco Abeles, opus 282
Anno Domini 1941”, nello specifico il 14 novembre.
Con queste parole Charles Abeles, un ebreo del campo di internamento della Casa Rossa, dedicava e donava ai coniugi Nardone di Alberobello lo spartito di un Valzer composto da lui nel 1941, in occasione del suo battesimo e della sua cresima. I due coniugi in quell’occasione erano stati, così come lui stesso scrive, il suo padrino e la sua madrina.
In quegli anni, tra il 1940 e il 1942, furono detenuti nella Casa Rossa una serie di persone che avevano tentato di cambiare la propria condizione da ebrei attraverso una serie di espedienti e la redazione di documenti che testimoniassero la loro conversione per salvarsi da un destino infausto. A testimonianza di ciò, sottolinea Vito, l’uso dell’espressione del tutto cristiana “Anno Domini” riportata dallo stesso Abeles.
Dopo una piccola introduzione, Vito racconta quali sono state le circostanze in cui le loro vite si sono incrociate.
Francesco Nardone, che aveva stretto dei rapporti di collaborazione con i responsabili della Casa Rossa, spesso si recava lì per lavoro ed ebbe così l’occasione di stringere amicizia con Charles Abeles, un bravissimo musicista che a causa delle condizioni in cui viveva di digiuno e di freddo aveva ormai le mani rachitiche.
Allora, non si sa con certezza se su richiesta di Charles o invito di Nardone, con la scusa di fare lezioni private di musica alla figlia di Francesco Nardone, Abeles iniziò a frequentare casa sua dove c’era un pianoforte e ricominciò ad esercitarsi componendo musica, tra cui appunto il Valzer “Felicità”, donato poi alla famiglia come regalo per il battesimo e la cresima.
È stata proprio la figlia di Nardone, Mariarosa, che all’epoca dei fatti aveva 11 anni (nata il 30 settembre del 1930 a Vico Pisano, oggi defunta), a raccontare a Vito di questo incontro e amicizia speciale e dei momenti che la sua famiglia ha condiviso con Abeles. Mariarosa non imparò effettivamente a suonare il piano ma amava ascoltare Abeles. Ricordava di aver assistito personalmente al componimento del Valzer e di aver visto il musicista firmare il documento. Tutta la famiglia Nardone accolse sempre con grande gentilezza Charles nella propria casa e ebbe nei suoi riguardi un profondo affetto anche se la stessa Mariarosa ha sempre provato dei sentimenti contrastanti, tra la gioia e la tristezza.
Lo spartito in forma originale è stato poi ereditato da Mariarosa Nardone che l’ha custodito con grande cura fino al 2007 quando l’ha restituito ad un nipote di Charles Abeles, Peter Koppitz, che per caso aveva ascoltato il Valzer da un cd inciso dal maestro Francesco Lotoro, pianista del conservatorio di Bari, e che in quel periodo stava cercando di mettere insieme tutte le opere di suo zio, tra cui questo componimento.
Fu così che Vito Piepoli, presidente allora dell’associazione musicale Ama di Alberobello fece da tramite tra Lotoro e il nipote di Abeles e Mariarosa Nardone che conosceva personalmente, per poter restituire lo spartito al legittimo proprietario.
Per questa occasione fu organizzata una giornata, in data 13 gennaio, presso il comune di Alberobello alle ore 18,00 dove erano presenti anche le telecamere di raitre per registrare questo momento. Prima di consegnarlo però Vito chiese a Mariarosa di poter fare delle copie dello spartito, in modo tale da lasciare memoria alla comunità alberobellese di questo Valzer composto da un internato della Casa Rossa.
Per questo motivo oggi, Vito Plepoli conserva questa preziosa copia dello spartito, che resta davvero una delle testimonianze scritte più importanti nella memoria degli alberobellesi. Mariarosa Nardone ricordava sempre la sua infanzia piena di sentimenti contrastanti, da una parte l’affetto per Abeles e la bellezza della sua musica che risuonava a casa sua dall’altra la tristezza di questo uomo che era stato portato lontano da casa e stava vivendo un’esperienza dolorosa. Anche Vito si è chiesto spesso perché Abeles abbia intitolato quest’opera “Felicità” nella condizione in cui si trovava, e Mariarosa stessa gli raccontava che probabilmente la felicità rappresentava per lui la grande speranza di salvarsi e ricominciare a vivere da uomo libero.
Il progetto “Le storie della Casa Rossa” è stato realizzato da Lorenzo Scaraggi.
Interviste e video di Lorenzo Scaraggi.
Ricerche di Lorenzo Scaraggi e Antonietta D’Oria.
Progetto realizzato con la collaborazione di Lucia Lazzaro, Valentina Mastropasqua, Annalisa Tedone, Mauro Corbascio e Nello Poli con il supporto della Fondazione Casa Rossa di Alberobello. Progetto finanziato dal Comune di Alberobello attraverso la strategia regionale “La Cultura si fa Strada – I luoghi della Memoria” (Legge regionale n.6772018, art. 49) della Regione Puglia.