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Sante Gigante

Ultimo tesoriere della Fondazione Francesco Gigante

Sante Gigante racconta la sua esperienza con la Casa Rossa sia dal punto di vista lavorativo, in quanto tesoriere della Fondazione Gigante dal 1990 al 1999, e sia dal punto di vista più strettamente personale. 

Come da disposizioni testamentarie di Don Francesco Gigante che richiedeva nel ruolo di tesoriere un discendente della famiglia Gigante, Sante Gigante era succeduto a suo padre che a sua volta era stato tesoriere dal 1968 al 1990. Per questo motivo ancora prima di essere dipendente della Fondazione, Sante aveva passato parte del suo tempo con suo padre presso la Casa Rossa.  

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione era composto dal presidente, che era il capo dell’amministrazione comunale, integrato dal Giudice conciliatore e dall’arciprete di Alberobello e poi successivamente dai rappresentanti della provincia e della regione. Per quanto riguarda il lavoro da tesoriere, Sante, attraverso le deliberazioni del Consiglio di Amministrazione, si occupava di tutta la contabilità della Fondazione compilando i registri su cui venivano riportati i mandati di pagamento e le reversali di incasso. Essendo a conoscenza di tutta la parte contabile, Sante ricorda che nel periodo di centro di rieducazione pervenivano dal Ministero di Grazia e Giustizia dei canoni annuali e che anche dall’azienda scaturivano numerosi beni. Però il Consiglio di Amministrazione non fu in grado di gestire il tutto nel modo migliore e a causa di numerose mancanze l’azienda finì per fallire.  

Dal punto di vista personale, invece, i suoi ricordi sono legati al rapporto di amicizia che aveva con i figli dell’ultimo direttore della casa di pena minorile, il dottore Turco, con i quali giocava a calcio insieme ai ragazzi del centro di rieducazione. Riguardo a come si presentava la Casa Rossa ricorda che era attrezzata con una copisteria ed era dotata di giochi a cui partecipavano tutti, sia i ragazzi che provenivano dall’esterno sia quelli ospitati. Tra i ricordi vissuti con suo padre da bambino, ci riferisce di una stalla ordinata e pulita posta nel corpo centrale della Fondazione dove erano ricoverati i vari bovini.

L’intervista si chiude con una serie di considerazioni sulla figura di Don Francesco Gigante e sulla gestione della Fondazione. Don Francesco Gigante era stata una figura molto controversa ma quando decise di lasciare tutto ad Alberobello, probabilmente con il solo scopo di redimersi, riuscì comunque a lasciare qualcosa di utile e importante per la comunità agricola alberobellese. Purtroppo però in varie occasioni il Consiglio di Amministrazione non è stato in grado di sfruttare questo potenziale e anche quando si cercò di costruire un rapporto di collaborazione con l’Università di Bari, l’iniziativa non ebbe alcuno sviluppo successivo. 

In conclusione, nonostante tutto Sante ritiene che la Casa Rossa è stato un grande esempio di integrazione tra coloro che hanno vissuto un periodo di internamento e gli abitanti di Alberobello, che si sono sempre mostrati ospitali e gentili. Persino durante il periodo fascista, l’allora podestà il dottore Donato Giangrande nonostante i richiami da parte delle istituzioni fasciste non si era mai tirato indietro nell’aiutare gli internati della Casa Rossa. 

Il progetto “Le storie della Casa Rossa” è stato realizzato da Lorenzo Scaraggi. 

Interviste e video di Lorenzo Scaraggi. 

Ricerche di Lorenzo Scaraggi e Antonietta D’Oria. 

Progetto realizzato con la collaborazione di Lucia Lazzaro, Valentina Mastropasqua, Annalisa Tedone, Mauro Corbascio e Nello Poli con il supporto della Fondazione Casa Rossa di Alberobello. Progetto finanziato dal Comune di Alberobello attraverso la strategia regionale “La Cultura si fa Strada – I luoghi della Memoria” (Legge regionale n.6772018, art. 49) della Regione Puglia.

Intervista registrata alla fine del 2021.

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