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Archivio Casa Rossa

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Enrico Semeraro

Appassionato di storia locale

Enrico Semeraro, alberobellese, è un appassionato di storia locale e tra i tanti interessi c’è anche quello per la Casa Rossa.

Enrico specifica subito che il nome originario della struttura è Masseria Gigante ubicata in Contrada Albero della Croce a circa 5 km dal centro di Alberobello. 

Enrico espone cronologicamente i fatti principali in modo molto preciso riprendendo molte informazioni da un libro di Gino Angiulli, uno storico e scrittore di Alberobello.

Il luogo dove sorge la Casa Rossa è sempre stato un luogo di passaggio per il pellegrinaggio verso Barsento ma la fondazione della struttura è legata in modo inscindibile ad una figura importante dell’800 di Alberobello, Don Francesco Gigante che nasce il 18 settembre 1812.

Francesco Gigante è stato un personaggio molto importante per Alberobello e per la Casa Rossa. Egli era un sacerdote appassionato di agricoltura. Ancora oggi le terre che erano di sua proprietà poi donate alla città vengono chiamate “terre comuni” o “comunali” o “della Contrada comunale”. 

Avendo accumulato numerosi beni, prima di morire il sacerdote decise di lasciare in eredità tutti i terreni al comune di Alberobello per dare ai giovani del paese l’opportunità di imparare le tecniche di agricoltura. Così il 2 dicembre 1887 alla presenza di un notaio di Noci firmò l’Atto Notarile in cui dichiarò le sue volontà.

All’anno 1906 risale il completamento della strada e quindi probabilmente quello fu il primo anno di scuola ufficiale. 

Durante il periodo della Prima Guerra Mondiale, oltre alla scuola di agricoltura si aggiunsero la scuola rurale alimentare e la scuola per gli orfani di guerra.

Il 27 maggio 1923 avvenne l’inaugurazione del Monumento ai Caduti. In riferimento a questo evento, Angelo Martellotta, storico di Alberobello, riferisce che, essendo arrivate molte persone dai paesi vicini, gli ospiti furono accolti nella Fondazione Gigante. Nella stessa occasione fu realizzato quello che si presume essere il primo filmato ad Alberobello.

Nel 1932 la struttura della Casa Rossa fu trasformata in un vero istituto di agricoltura. Questo riconoscimento fu possibile grazie ad una serie di premi provinciali e regionali che dal 1906 la Fondazione Gigante aveva vinto per le sue attività agricole.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il governo fascista aveva individuato dei luoghi che potessero essere delle carceri per gli ebrei e ad Alberobello fu individuato questo luogo, in quanto era soprattutto isolato e distante dal paese. 

L’arrivo dei primi prigionieri è documentato in data 10 giugno 1940 e furono detenuti in un campo che, specifica Enrico, in realtà era di internamento provvisorio, in attesa di essere trasferiti in altri posti.

Non ci fu mai da parte degli Alberobellesi una chiusura nei loro confronti, a cui il podestà Donato  Giangrande concesse una vita il più possibile dignitosa.

L’8 settembre 1943 con l’armistizio, le cose cambiarono nuovamente e da campo di internamento per gli ebrei lo diventò per i fascisti. In seguito a questo periodo, nel 1947 furono internate delle donne, (sfollate dalla pineta del Tombolo n.d.r.) da cui poi fu tratto nel 1949 il film “Donne senza nome”.

Risalgono a questi anni precisamente al 1948 gli affreschi della cappella ad opera di un detenuto che dipinse la pala dell’altare e ai lati le storie della vita di San Francesco e di San Chiara d’Assisi.

Da questo momento un cambiamento radicale: con una legge di quegli anni si dispose che gli istituti tecnici di scuola superiore dovessero essere situati nel paese e non più al di fuori. Il 1° ottobre del 1951 la scuola fu denominata ITA cioè Istituto Tecnico Agrario, non più nella Casa Rossa ma in un luogo più vicino al centro di Alberobello, in Contrada Popoleto. La scuola rimase qui fino per i primi anni ’50 e venne poi spostata in un luogo ancora più vicino, in Via Pola, fino al 1957. Fu poi Vitantonio Colucci, sindaco di Alberobello negli anni ’60, a donare il terreno in Via Oronzo Gigante dove fu definitivamente trasferita la scuola.  

Il 1° ottobre 1958 si cambiò la definizione in ITAS cioè Istituto Tecnico Agrario Statale. 

Nel 1961 fu reso agibile il convitto e nel 1966-67 fu costituita l’azienda agraria. 

Un altro elemento storico riportato è legato alla ristrutturazione dell’edificio dopo la guerra. Durante i lavori bisognava realizzare i bagni e far passare i tubi da sotto il terreno, per farlo si spostò di dieci metri la cappella dei Santi Medici situata vicino alla Fondazione Gigante.

Il ricordo personale di Enrico con la Casa Rossa è legato a suo nonno che aveva lavorato nella Masseria Gigante negli ’80 e che gli raccontava di un luogo molto tranquillo in cui c’era la produzione e la vendita di beni. Poi la Casa Rossa è stata abbandonata.

Dal 2002 al 2012 l’Amministrazione del sindaco De Luca si è sempre impegnata nella valorizzazione della struttura con l’obiettivo di trasformarla in un museo della memoria. Fu infatti De Luca ad istituire ancor prima della giornata ufficiale del 2005, una Giorno della Memoria ogni 27 gennaio, un giorno in cui veniva celebrata una messa nella cappella della Casa Rossa e poi si svolgeva una manifestazione in ricordo dei prigionieri del campo di internamento.

Enrico conclude l’intervista con delle osservazioni personali legate al nome non proprio corretto di Casa Rossa.

Il progetto “Le storie della Casa Rossa” è stato realizzato da Lorenzo Scaraggi. 

Interviste e video di Lorenzo Scaraggi. 

Ricerche di Lorenzo Scaraggi e Antonietta D’Oria. 

Progetto realizzato con la collaborazione di Lucia Lazzaro, Valentina Mastropasqua, Annalisa Tedone, Mauro Corbascio e Nello Poli con il supporto della Fondazione Casa Rossa di Alberobello. Progetto finanziato dal Comune di Alberobello attraverso la strategia regionale “La Cultura si fa Strada – I luoghi della Memoria” (Legge regionale n.6772018, art. 49) della Regione Puglia.

Intervista registrata nel dicembre del 2021.

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