Figlio e nipote di internati ebrei
Miguel David Zweig nasce in Colombia da madre italiana, di Breganze in provincia di Vicenza e da padre austriaco, di Vienna. In questa intervista Miguel racconta alcuni momenti della vita di suo padre Felix e di suo zio Stephan Zweig e il loro legame con la Casa Rossa.
La loro storia comincia a luglio del 1938 quando suo padre e suo zio partirono da Vienna, arrivarono a Trieste per trasferirsi poi in una casa a Milano, in via Solferino. Forse nel 1941, a causa delle leggi razziali, furono fatti prigionieri e portati ad Alberobello nella Casa Rossa. A febbraio del 1942, riuscirono a raggiungere Breganze dove c’era il loro padre e nonno di Miguel ad aspettarli.
Nel corso dell’intervista Miguel ripercorre i momenti più significativi della vita della sua famiglia in quegli anni. Suo nonno, che era stato ufficiale austriaco durante la Prima Guerra Mondiale, decise di scappare da Lubiana, doveva viveva con la sua seconda moglie, in Grecia ma una volta arrivato qui alcuni militari tedeschi lo riconobbero e gli consigliarono di spostarsi in Italia. Così suo nonno si ritrovò a vivere Breganze con la sua famiglia in un hotel, l’albergo “Al Ponte”. Nel febbraio del 1942 riuscì ad aiutare i suoi due figli, Felix e Stephan, che lasciarono la Casa Rossa per raggiungerlo a Breganze. Di questo spostamento, Miguel possiede ancora le ricevute ufficiali della Banca d’Italia dove sono riportate le cifre spese per pagare il viaggio e i conti. La permanenza a Breganze durò fino all’8 settembre del 1943, quando la sua famiglia riuscì a scappare prima a Milano e poi a superare le frontiere arrivando in Svizzera nel gennaio del 1944. Nel tempo vissuto a Breganze, suo padre conobbe quella che sarebbe stata poi sua moglie e madre di Miguel, un’insegnante che aveva sempre continuato ad aiutare gli ebrei di quella zona, nonostante fossero in pieno regime fascista.
Fu proprio sua madre con i propri familiari a procurare i documenti italiani falsi che servirono alla famiglia di Miguel per scappare in Svizzera. Risalgono a quegli anni ulteriori documenti che Miguel possiede della partecipazione di suo padre in un’associazione di partigiani fondata il 9 settembre nel 1943. In Svizzera, a Solothurn suo padre, ingegnere, lavorò in un’azienda che produceva aceto, e di lì a poco lo raggiunse anche la madre di Miguel.
Nell’ottobre 1948 suo padre e sua madre si sposarono in chiesa a Breganze col favore di un prete che celebrò il matrimonio in sagrestia in quanto in quel periodo non era accettabile che un ebreo sposasse una cattolica. Tornati in Svizzera, nel 1949 nacque la sorella di Miguel e di lì a poco, a causa del non rinnovo del permesso di lavoro da parte del governo svizzero, la sua famiglia si trasferì prima in Perù dove risiedevano alcuni amici austriaci, e poi in Colombia dove nacque Miguel.
In riferimento al periodo di presenza nella Casa Rossa sia suo padre che suo zio non lo ricordavano come un brutto momento ma come un periodo noioso in cui passavano il tempo a giocare a carte e a volte si recavano in città ad Alberobello per andare dal medico o dal dentista. Inoltre, Miguel ricorda che parlavano del podestà come una persona gentile e che gli abitanti di Alberobello si erano sempre comportati bene nei confronti dei prigionieri della Casa Rossa. Per questo, nonostante questi furono anni particolarmente duri, il padre di Miguel aveva deciso comunque di non tornare più a Vienna anzi nel frattempo aveva imparato l’italiano restando poi sempre profondamente legato all’Italia e soprattutto a Breganze.
Il legame con la Casa Rossa però non è limitato solo ai momenti vissuti qui da suo padre e suo zio ma anche Miguel si sente profondamente legato a questo luogo. Così tanto da venire in Puglia, cercare la precisa collocazione della Casa Rossa e recarsi lì. Con voce tremante racconta quanto sia stato emozionante questo momento perché quel periodo nella Casa Rossa rappresenta per lui una parte importante della storia della sua famiglia.
Oltre ai racconti orali risalenti a quegli anni, Miguel conserva anche numerosi documenti e fotografie che lo hanno aiutato a ricostruire la vita di suo padre e suo zio presso la Casa Rossa e i momenti condivisi con le altre persone che si trovavano lì con loro, tra cui un musicista e un artista di nome Sipser emigrato poi negli Stati Uniti. Di questo artista Miguel possiede dei disegni ad acquarello che ha deciso di donare ad Alberobello per l’istituzione di un Museo della Casa Rossa. Tra questi disegni c’è, ad esempio, uno della Casa Rossa e della sua architettura, uno forse realizzato come regalo di compleanno per suo padre che compiva gli anni a gennaio, quindi forse risalente all’anno 1942, dove viene riprodotto un VISTO per gli Stati Uniti e un altro per il nonno di Miguel, Otto Zweig, con il disegno di una torta di cioccolato. Da tutti questi documenti Miguel prova a ricostruire in parte i momenti di vita vissuta di suo padre e di suo zio all’interno della Casa Rossa e immagina quali fossero i loro pensieri e le loro illusioni proiettate chissà verso qualcosa di bello.
Il progetto “Le storie della Casa Rossa” è stato realizzato da Lorenzo Scaraggi.
Interviste e video di Lorenzo Scaraggi.
Ricerche di Lorenzo Scaraggi e Antonietta D’Oria.
Progetto realizzato con la collaborazione di Lucia Lazzaro, Valentina Mastropasqua, Annalisa Tedone, Mauro Corbascio e Nello Poli con il supporto della Fondazione Casa Rossa di Alberobello. Progetto finanziato dal Comune di Alberobello attraverso la strategia regionale “La Cultura si fa Strada – I luoghi della Memoria” (Legge regionale n.6772018, art. 49) della Regione Puglia.