Nipote del podestà Donato Giangrande
Marialucia Giangrande è la nipote di Donato Giangrande, medico condotto di Alberobello dal 1937 e Podestà del paese durante il periodo fascista tra il 1937 e il 1945. Ricostruendo alcuni momenti significativi della sua famiglia risalenti a quegli anni, in questa intervista Marialucia racconta del grande legame di amicizia nato tra suo nonno, nominato direttore del campo di internamento presso la Casa Rossa, ovvero Fondazione Gigante e Enrich Fiel, un deportato ebreo giunto ad Alberobello insieme ad altri ebrei nell’estate del 1940.
Quando nel paese si diffuse la voce del possibile trasferimento di ebrei alla Casa Rossa, Donato e altri alberobellesi si opposero fortemente a questa decisione per diverse ragioni. In primo luogo era priva di acqua potabile e non aveva le condizioni strutturali idonee per abitarci e poi perché il territorio circostante era interamente coltivato, perciò si temeva che la presenza di stranieri avrebbe potuto danneggiare le coltivazioni. Ma queste opposizioni non servirono a nulla e nell’estate del 1940 in stazione ad Alberobello arrivarono 32 ebrei. La zia di Marialucia, allora dodicenne, le ha raccontato che tutti accorsero incuriositi a vedere chi fossero questi uomini e che rimasero stupiti quando si resero conto che non avevano nulla di diverso da tutti gli altri essere umani.
Nonostante fosse contrario a questa decisione, Donato Giangrande iniziò a lavorare come direttore nella Casa Rossa e conobbe un uomo di origini viennesi, arrestato come persona genericamente sospetta a Milano, detenuto a San Vittore e poi trasferito ad Alberobello. Il suo nome era Enrich Fiel, per tutti in paese dottor Fiel, un odontotecnico che cominciò a lavorare nello studio medico di Donato occupandosi delle cure dentarie dei pazienti. Fiel si recava ogni giorno in paese e passava le giornate lavorando e guadagnando un piccolo stipendio.
Non solo con Fiel ma anche con tutti gli internati il medico instaurò un rapporto sincero e di rispetto, tant’è vero che oltre alle testimonianze orali esistono ancora oggi delle vignette realizzate da un altro internato del campo, il disegnatore Max Sipser. In una di queste sono rappresentati Donato Giangrande che arriva alla Casa Rossa con la sua automobile, una topolino nera, e tutti gli internati che lo salutano con affetto. Sotto la vignetta una dedica “arriva al campo nostro direttore lo riceviamo di lieto cuore, l’angelo ci sembra apparire con affetto, tutti siamo lì di massimo rispetto”.
Oltre a queste vignette, esistono altre testimonianze realizzate da altri artisti internati molto abili ed raffinati nella lavorazione di materiale come ad esempio una gabbia per uccelli a tre piani molto singolare con la parte superiore con una parte merlata, conservata da Marialucia.
Il rapporto lavorativo proseguì fino a quando, a causa di una denuncia anonima, Donato Giangrande fu accusato di non gestire in maniera corretta il campo di internamento permettendo a Fiel di uscire ogni giorno dal campo per recarsi in paese per lavorare con lui.
Nonostante Giangrande provò a difendersi presentando dei documenti ufficiali che giustificassero il suo operato e nonostante lo stesso Fiel dimostrò di aver ricevuto, in seguito a richiesta, il permesso in data 11 aprile 1942 dal questore di Bari ad eseguire dei lavori odotecnici nello studio medico, fu costretto a dimettersi dalla carica di podestà e allo stesso tempo Fiel fu trasferito in un campo a Bari. Nel frattempo anche tutti gli altri ebrei internati furono trasferiti nel campo di internamento a Ferramonti di Tarsia in Calabria.
Anche se divisi fisicamente i due mantennero i contatti nel tempo, prova del forte legame sincero e autentico nato di loro. L’affetto che Fiel provava nei confronti del suo amico si era consolidato ancora di più quando in quegli anni lo aveva raggiunto sua moglie Valerie con cui decise di contrarre il matrimonio cattolico, preceduto dal battesimo e dalla cresima di entrambi. In questa occasione Donato e sua moglie Maria Turi furono i suoi padrini di battesimo mutando il suo nome in Enrico Donato, mentre per sua moglie i padrini furono Giambattista e Amelia Turi dando il nome poi di Valeria Amelia.
Per ricostruire queste vicende Marialucia si affida anche ai racconti dei suoi zii e di suo padre. I due amici continuarono a scriversi e a mantenere i rapporti fino ad una visita di Fiel, prima negli anni ’60, poi negli anni ’70. Rimasto vedovo nel frattempo con lui viaggiava una pronipote Shally nata in un campo di concentramento. La sua permanenza durò per tutto l’autunno e il tempo trascorse tra sorsi di vino rosso e mangiate di fichi, tra gioie e ricordi.
Donato Giangrande fu sempre molto legato a quel periodo della sua vita tanto da conservare con estrema cura e attenzione tutti i doni a lui fatti, tra cui le vignetti di Sipster, appese prima nel suo studio medico e poi, una volta in pensione, a casa sua.
Marialucia ha provato a ricostruire quel periodo legato alla Casa Rossa e il ruolo della sua famiglia, ammette di averlo fatto con qualche difficoltà perchè tutti coloro che hanno vissuto direttamente quegli anni spesso preferiscono non ricordare e omettere quei racconti fatti di sofferenza e dolore, sentimenti che probabilmente, conclude Marialucia, appartenevano anche agli alberobellesi che non si sono mai mostrati nemici ma amici e alleati.
Il progetto “Le storie della Casa Rossa” è stato realizzato da Lorenzo Scaraggi.
Interviste e video di Lorenzo Scaraggi.
Ricerche di Lorenzo Scaraggi e Antonietta D’Oria.
Progetto realizzato con la collaborazione di Lucia Lazzaro, Valentina Mastropasqua, Annalisa Tedone, Mauro Corbascio e Nello Poli con il supporto della Fondazione Casa Rossa di Alberobello. Progetto finanziato dal Comune di Alberobello attraverso la strategia regionale “La Cultura si fa Strada – I luoghi della Memoria” (Legge regionale n.6772018, art. 49) della Regione Puglia.
Intervista registrata alla fine del 2021.