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Maria Mottl

Lettura dei ricordi di Maria Mottl straniera cecoslovacca “indesiderabile” raccolta da Terzulli

Tra le storie legate alla Casa Rossa di Alberobello c’è anche quella di Maria Mottl, una donna cecoslovacca “indesiderabile” che sposò un uomo pugliese nel campo. È lei stessa a raccontare la sua esperienza. 

Maria Mottl era nata in Cecoslovacchia e aveva terminato qui la scuola elementare in lingua tedesca. Non riuscì a proseguire gli studi perché intorno al 1944, all’età 17 anni, fu chiamata in Germania, dove conobbe il suo futuro marito. Tornò in Cecoslovacchia dopo un anno e ad ottobre del 1945 si trasferì in Italia, da sua sorella che aveva sposato un uomo italiano di Merano. Per arrivare qui, Maria si finse prigioniera per viaggiare su un treno di prigionieri italiani. Scese a Bolzano e raggiunse sua sorella e la sua famiglia.

Maria rimase a Merano per quasi due anni, lavorava come baby sitter e insegnava tedesco a due piccoli gemelli, ma a causa di un incidente in bicicletta fu costretta a presentarsi in questura e a registrarsi. Fu così che un anno dopo, con l’arrivo di un nuovo questore si decise di cacciare da Merano tutti gli stranieri e lei fu trasferita al campo di concentramento di Alberobello, in quanto tutti erano a conoscenza del fatto che fosse fidanzata con un abitante di Manduria, Mario. Fu proprio lui ad accompagnarla. 

Erano i primi di marzo del 1947.

Maria riporta tutta una serie di episodi e di dettagli riferibili a quel periodo nella Casa Rossa. Sposò Mario poco dopo, l’8 maggio del 1947, con un matrimonio molto semplice: la cerimonia in chiesa, un caffè in paese e il rientro dopo un’ora nel campo. Questo perché, racconta, c’erano delle regole molte rigide da rispettare. I due sposi si legarono al parroco di quel tempo, Don Antonio Lippolis, che aveva promesso che un giorno avrebbe lasciato a loro la sua proprietà. Quando Maria si recava in paese, Don Antonio la mandava da sua sorella che regalava alla donna della marmellata.

Il cibo del campo di concentramento era sempre verdura senza olio e fagioli rossi.

E all’interno del campo c’erano donne tedesche, jugoslave, albanesi e molte altre. Tutte dormivano in un enorme stanzone. Solo due stanze erano più piccole e da quattro posti, ma quando Maria era arrivata erano già occupate. 

Una volta a settimana le donne venivano accompagnate dai carabinieri in paese, dove venivano accolte sempre con gentilezza dagli alberobellesi. 

Quando si iniziò a pianificare il trasferimento dal campo, molte di queste donne furono mandata a Farfa Sabina, mentre Maria, che dopo il matrimonio con Mario era diventata cittadina italiana, rimase per altri tre mesi, per poi diventare una donna libera. 

Il progetto “Le storie della Casa Rossa” è stato realizzato da Lorenzo Scaraggi. 

Interviste e video di Lorenzo Scaraggi. 

Ricerche di Lorenzo Scaraggi e Antonietta D’Oria. 

La testimonianza di Maria Mottl è stata raccolta da Francesco Terzulli e poi riportata nel libro “La Casa Rossa. Un campo di concentramento ad Alberobello” Mursia, 2003.

Lettura del testo: Anna Maria de Giorgio.

Progetto realizzato con la collaborazione di Lucia Lazzaro, Valentina Mastropasqua, Annalisa Tedone, Mauro Corbascio e Nello Poli con il supporto della Fondazione Casa Rossa di Alberobello. Progetto finanziato dal Comune di Alberobello attraverso la strategia regionale “La Cultura si fa Strada – I luoghi della Memoria” (Legge regionale n.6772018, art. 49) della Regione Puglia.

Video registrato a novembre 2022.

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