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Archivio Casa Rossa

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Gabriele Rosato

Archeologo e antropologo culturale

Gabriele Rosato è un archeologo e antropologo culturale di Alberobello. I suoi studi sulla Casa Rossa si sono concentrati sulla componente geografica di questo luogo attraverso una precisa ricerca di fonti storiche riferibili non solo alle diverse epoche ma anche al periodo antecedente alla costruzione della struttura. 

Nato negli anni ’90, ricorda che ad Alberobello se ne parlava poco, le testimonianze erano pochissime e per la maggior parte orali, probabilmente perché a causa delle vicissitudini legate all’epoca fascista restava per gli alberobellesi un argomento da evitare. 

La Casa Rossa o ex Fondazione Gigante ha sempre rappresentato un luogo complesso, non solo per il nome che nel corso degli anni è cambiato ma soprattutto perché oggi molti non ritengono corretta l’espressione composta dalle due parole Casa e Rossa. Il termine Rossa è chiaramente legato al colore ben visibile delle pareti esterne della struttura ma il termine Casa, che riporta al concetto di luogo accogliente, entra fortemente in contraddizione nell’immaginario collettivo di chi si sente da quel luogo lontano, non solo per una distanza fisica ma soprattutto mentale. Per questo alcune persone insistono nel chiamare ancora quel luogo ex Fondazione Gigante.

Gabriele ha indagato sulla complessità di questo fenomeno e su come la popolazione odierna si riconosce nei luoghi, citando lo studio Marc Augé. La Casa Rossa non è oggi un luogo qualsiasi ma è stato un luogo di passaggio, un luogo che non solo ha cambiato nome ma ha visto intrecciare nomi, rapporti e identità.  

Il primo ricordo tangibile di Gabriele di questo luogo risale intorno alla fine degli anni ’90 quando ancora bambino per gioco visitò l’interno della Casa Rossa. Il ricordo è quello di un corridoio abbandonato pieno di carte tra cui una pagella che ha raccolto. La pagella risale risale al 1937-1938 ed era di un certo Benito. Chiaramente Gabriele era ancora un bambino e non aveva studiato a scuola l’epoca fascista, non sapeva nulla di quel periodo ma a partire dal nome del proprietario tutto poi è facilmente riconducibile storicamente a quel periodo. Inoltre ritrova delle caratteristiche diverse da quelle che si trovano sulle pagelle odierne. 

Questa fonte è stata molto importante per Gabriele, perché iniziava a prospettarsi quella ricerca e quel fenomeno di stratificazione di storie e personaggi che ha caratterizzato la Casa Rossa.

Diventato adulto, durante gli anni di università ha cominciato ad interessarsi a questo luogo. In modo particolare, negli studi sulle reti stradali risalenti ad epoca medievale che connettevano la Puglia, aveva individuato che lungo una di quelle strade il tragitto arrivava fino a Grotta del Mozzone, cioè esattamente l’area geografica su cui oggi sorge la Casa Rossa. 

A proposito di questo fa riferimento ad un passaggio di Cosimo Bertacchi, geografo dell’800 che scriveva di Alberobello “…la quale sta diventando una città moderna nel più recente sviluppo civile, ricca di industrie fiorenti, scuole popolari e con un istituto agricolo ben attrezzato che la tiene congiunta alle origini vitali”. Da questo passaggio si immagina Alberobello come una città moderna e ricca di industrie. A testimonianza di ciò ci sono delle pitture che mostrano Alberobello proprio così come viene descritta. Gabriele mostra una di queste, del pittore Michele De Giosa, si intravede una selva di trulli, la chiesa dei Santi Medici (oggi Basilica del paese) e una canna fumaria riconducibile ad una fabbrica. 

Nel corso dell’intervista cita e mostra altri documenti in suo possesso tra cui una foto della scuola proveniente da un opuscolo degli anni ’30, un articolo redatto in data 12 ottobre 1938 dove sono descritte le caratteristiche e le attività che venivano svolte, la foto di una conigliera, tutte fonti che ci permettono di considerare quando all’epoca la scuola agraria fosse considerato un corso di studi di notevole interesse e soprattutto orientato ad un approccio pratico.

Sicuramente anche dal punto di vista degli studenti era ritenuto un luogo particolarmente interessante. Ne resta traccia in una lettera del giornale scolastico risalente agli anni ’70 in cui l’autore G.R. faceva riferimento ai suoi anni di studio e scriveva così “è come se fosse ieri che lasciai l’istituto dove sono stato educato per 4 anni, quell’educazione oggi mi serve per affrontare la vita e domani per educare i miei figli”. 

Nelle sue considerazioni finali Gabriele afferma che le pagine della storia di questo posto sono ancora da rintracciare in una stratigrafia molto densa e complessa. Non basta conoscere la storia più recente ma bisogna guardare la filmografia, cercare il più possibile le testimonianze sonore di chi ha ancora un ricordo, fare ricerca tra le pagine di storia del perché si attraversava quel luogo. Gabriele ritiene significativo porre l’attenzione anche sul perché quel luogo è sorto proprio lì, Bertacchi scrive “luogo salubre e ameno, una collina” quindi probabilmente la scelta di costruire lì non fu sicuramente un caso. 

Gabriele conclude così: “ad oggi la cosa più importante da conservare di questo posto è conoscere la gente che ci è passata e la gente che l’attraverserà”.

Il progetto “Le storie della Casa Rossa” è stato realizzato da Lorenzo Scaraggi. 

Interviste e video di Lorenzo Scaraggi. 

Ricerche di Lorenzo Scaraggi e Antonietta D’Oria. 

Progetto realizzato con la collaborazione di Lucia Lazzaro, Valentina Mastropasqua, Annalisa Tedone, Mauro Corbascio e Nello Poli con il supporto della Fondazione Casa Rossa di Alberobello. Progetto finanziato dal Comune di Alberobello attraverso la strategia regionale “La Cultura si fa Strada – I luoghi della Memoria” (Legge regionale n.6772018, art. 49) della Regione Puglia.

Intervista registrata alla fine del 2021.

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