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Franco Terzulli

Storico, autore del libro “La Casa Rossa. Un campo di concentramento ad Alberobello”

Franco Terzulli è uno storico ed è l’autore del libro “La Casa Rossa. Un campo di concentramento ad Alberobello”.

Il suo interesse e i suoi studi per la Casa Rossa iniziano negli anni 1985-1986 quando, nominato professore di materie letterarie nella Scuola Media Tinelli di Alberobello, realizza una mostra con i suoi studenti sugli oggetti, recuperati all’interno delle case, risalenti agli anni ’30 circa.

In quell’occasione ebbe modo di venire a conoscenza di circa 30-40 lettere destinate al campo di concentramento di Alberobello, scritte in diverse lingue e consegnate dal maestro Angelo Martellotta, che a sua volta le aveva ricevute nel 1943 da un impiegato postale. 

Tutto questo materiale suscitò una grande curiosità negli studenti e in lui che non era conoscenza di questa fase storica di Alberobello. Perciò, iniziò da quel momento in poi a documentarsi e a ricostruire la storia della Casa Rossa, in funzione di campo di concentramento. 

Iniziò scrivendo al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano ed entrò in contatto con un professore tedesco dell’Università di Berlino. Le sue ricerche continuarono poi nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma. 

I primi risultati delle ricerche si concentrarono nel primo convegno sui campi di internamento in Italia, che si tenne a Cosenza nel 1987, di cui poi furono pubblicati gli atti. Il volume dal titolo “Ferramonti: Un lager nel Sud” raccoglie le prime risultanze della storia dei campi in Italia centromeridionale. Dagli studi emersero altre informazioni risalenti al periodo successivo al 1942.

La storia di Alberobello risultò una storia sempre più complicata, tanto da dividere l’intero arco temporale in tre periodi, che il professore Terzulli in questa intervista descrive in modo accurato e preciso. 

Nel corso dell’intervista, il professor Terzulli fa riferimento anche al percorso bibliografico.

Dalle primissime ricerche, la sua prima pubblicazione fu nel 2002 “Una stella tra i trulli. Gli ebrei in Puglia durante e dopo le leggi razziali”. Si tratta di una storia romanzata nella quale viene raccontata non solo la storia di Alberobello ma anche di tutti i campi pugliesi, la presenza degli ebrei in Puglia durante e dopo la guerra. Nel 2003, invece, viene stampato il libro “La Casa Rossa. Un campo di concentramento ad Alberobello”, che rappresenta una sintesi di tutte le ricerche e ad oggi il libro più completo e documentato. In seguito scrisse nella rivista “Riflessioni. Umanesimo della pietra” una parte riferibile al periodo della Scuola Agraria dal 1896 al 1940. E sempre nella stessa rivista, nel 2008, pubblicò una parte dedicata al periodo successivo al campo di concentramento.

Uno degli aspetti più importanti è che il campo di Alberobello è stato riconosciuto come campo di concentramento dall’enciclopedia dell’olocausto del “United States Holocaust Memorial Museum” di Washington ed è stato censito anche in “Encyclopedia of Camps and Ghettos 1933-1945”. Nel 2014, l’opportunità di scrivere sulla rivista Historia Ludens, apre a Terzulli la prospettiva di soffermarsi sulle vite delle persone che avevano vissuto nella Casa Rossa e quindi, da questo momento in poi, si concentrò sulla ricerca delle biografie. 

Terzulli ritiene un’azione essenziale quella di ricostruire un archivio di biografie e ne conta ad Alberobello almeno 900, 920 tra gli anni 1940-1949. Questa è una strada che la storia della Casa Rossa intende percorrere. Ma ce ne è un’altra, quella che sta nascendo sui percorsi dei luoghi della memoria in Puglia. E a tal proposito Terzulli cita un altro volume, una guida turistica “Puglia. In viaggio nella memoria. Tra i luoghi dell’Antifascismo, della Resistenza e dell’Accoglienza”.

La possibilità di consultare l’archivio virtuale di biografie ha attirato l’attenzione di Terzulli, interessato in modo particolare all’archivio dedicato alle vicende delle donne del 1947, dove, sottolinea, l’uso improprio del termine “signorine”, e alle biografie degli ebrei passati da Alberobello, poi deportati ad Auschwitz dove poi morirono.

Per quanto riguarda i campi con i rispettivi centri di documentazione viene citato quello di Casoli e quello di Pesaro. Questi centri nascono grazie alla documentazione che è stata ritrovata in loco, così come è successo ad Alberobello tra informazioni, dati, disegni e fotografie che rappresentano una vera e propria stratificazione di memoria, cioè tutto quello che gli internati hanno lasciato nella Casa Rossa.

L’intervista prosegue con la presentazione di una serie di fotografie, come ad esempio degli affreschi della cappella, realizzata da Cernon, a cui viene erroneamente attribuita l’appartenza alla religione ebraica e la permanenza nella Casa Rossa nel periodo tra il 1940-1943.

E poi i disegni dedicati al podestà Donato Giangrande, e tanto altro. Di queste testimonianze, Terzulli ritiene necessario creare una vera e propria sottosezione artistica.

L’intervista termina con l’auspicio da parte del professore Terzulli di poter ricostruire attraverso tutta la documentazione ritrovata e in possesso tutta la storia del campo di Alberobello, sfruttando gli strumenti multimediali e interattivi. Per far conoscere una storia, destinata non solo ad un pubblico pugliese ma anche internazionale.  

Il progetto “Le storie della Casa Rossa” è stato realizzato da Lorenzo Scaraggi. Interviste e video di Lorenzo Scaraggi (  @Vostok100k  ) Ricerche di Lorenzo Scaraggi e Antonietta D’Oria. Progetto realizzato con la collaborazione di Lucia Lazzaro, Valentina Mastropasqua, Annalisa Tedone, Mauro Corbascio e Nello Poli con il supporto della Fondazione Casa Rossa di Alberobello. Progetto finanziato dal Comune di Alberobello attraverso la strategia regionale “La Cultura si fa Strada – I luoghi della Memoria” (Legge regionale n.6772018, art. 49) della Regione Puglia. Intervista registrata nel mese di ottobre 2022.

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