Alberobellese, attore dilettante nell’evento “La notte dei briganti”
I primi contatti di Modesto Cammisa con la Fondazione Gigante risalgono alla fine degli anni ’50 quando, ancora bambino, andava lì con suo padre per aiutarlo a dipingere le pareti della abitazione dell’allora direttore Turco e di alcuni dei locali dove quotidianamente si svolgevano le attività per i ragazzi dell’Istituto di rieducazione.
Da sempre affascinato dalla storia di questa costruzione, dai trulli, dai dipinti che aveva avuto modo di vedere all’interno della chiesetta, realizzati dagli internati del periodo fascista, i suoi contatti sono proseguiti fino alla fine degli anni ‘70 inizio anni ’80 quando in compagnia del figlio del direttore Turco, Antonio, e altri amici si recava lì per ciclostilare un giornalino edito per i tornei di calcio estivi ai quali partecipavano anche alcuni dei ragazzi dell’Istituto.
I contatti tra gli alberobellesi e coloro che si trovavano nella Fondazione Gigante avevano iniziato a svilupparsi fin dal periodo fascista, quando, non solo gli abitanti ma gli stessi amministratori di Alberobello, molto aperti, avevano cercato di aiutare questi “confinati” del campo riconoscendo la loro formazione culturale e integrandoli all’interno della comunità alberobellese.
I suoi legami con la Fondazione Gigante riprendono quando l’associazione “Sylva. Tour and didactics” di Luca De Felice, Maria Antonietta Salamida e Roberta Manfredi promuove “La notte dei Briganti”, in cui Modesto interpreta il ruolo di Don Francesco Gigante, una figura controversa, che di spirito religioso aveva ben poco ma che in fondo aveva fatto qualcosa di positivo quando in punto di morte aveva donato la struttura e tutte le sue numerose proprietà al comune di Alberobello. Nonostante la cospicua eredità lasciata, gli amministratori locali non sono mai stati in grado di gestire la proprietà, in parte venduta e abbandonata.
Modesto ha svolto numerosi studi e ricerche sulla figura di Don Francesco Gigante e spiega nel corso dell’intervista il perché della sua presenza ad Alberobello, nonostante fosse un frate leccese. Non ha certezza storica di questa spiegazione ma sostiene che Don Ciro Annichiarico, che era un brigante di Grottaglie degli anni 1810-1820, aveva la druida, una certa Brigida e i due figli di questa donna facevano parte della sua banda. Molto probabilmente il padre di Don Francesco Gigante aveva ottenuto in consegna il tesoro di Don Ciro e per questo motivo Don Francesco rinunciò al suo ruolo di frate a Lecce per trasferirsi ad Alberobello ed amministrare questo tesoro, negli anni diventato sempre più cospicuo.
Ad oggi, il luogo viene erroneamente definito Casa Rossa, ma il nome corretto è Fondazione Gigante. L’inesatta denominazione si deve ad un assessore che, riferendosi probabilmente a momenti della sua infanzia condivisi con il padre, ha confuso l’immobile di proprietà di Don Francesco Gigante con la Masseria Rossa, una masseria sulla strada per Taranto.
Il progetto “Le storie della Casa Rossa” è stato realizzato da Lorenzo Scaraggi.
Interviste e video di Lorenzo Scaraggi.
Ricerche di Lorenzo Scaraggi e Antonietta D’Oria.
Progetto realizzato con la collaborazione di Lucia Lazzaro, Valentina Mastropasqua, Annalisa Tedone, Mauro Corbascio e Nello Poli con il supporto della Fondazione Casa Rossa di Alberobello. Progetto finanziato dal Comune di Alberobello attraverso la strategia regionale “La Cultura si fa Strada – I luoghi della Memoria” (Legge regionale n.6772018, art. 49) della Regione Puglia.
